OSSESSIONE.
AMBIGUITÀ.
RIGORE.
OSSESSIONE.
AMBIGUITÀ.
RIGORE.
Nel 2024, la mostra Mozart ha reso omaggio a uno degli idoli della mia adolescenza, un tributo visivo che evocava il ricordo sfumato di un album ingiallito dal tempo, consumato dagli anni, con quell’effetto pergamena che dona mistero.
Volti segnati, profili sfocati, immagini che sembravano celare segreti, pronte a essere decifrate attraverso lo sguardo di chi osserva.
La fotografia è stata, per me, un’ossessione continua, una ricerca incessante di linee, geometrie, di una composizione che si muove tra ambiguità e rigore. Per anni ho cercato il modo di rappresentare Dražen Petrović, viaggiando lontano con il pensiero, immaginando scenari, rincorrendo interpretazioni, fino a scoprire che la chiave era più vicina di quanto avessi mai potuto immaginare.
Così, insoliti protagonisti riproducevano le iconiche posture del basket in spazi inattesi, colti di spalle o di profilo, come se fossero osservati dalle tribune di un’arena immaginaria.