SGUARDO.
SEQUENZE.
SENSIBILITÀ.
SGUARDO.
SEQUENZE.
SENSIBILITÀ.
Le mie fotografie nascono dal desiderio di raccontare le trasformazioni sociali, attraverso uno sguardo attento alle questioni politiche e culturali del presente, con particolare attenzione alle realtà italiane.
Le sequenze qui raccolte ripercorrono alcune tappe del mio percorso fotografico, in cui sensibilità personale, coscienza civile e solidarietà si intrecciano nel modo di osservare e interpretare la realtà.
Nel Salone Borromini della Biblioteca Vallicelliana ho presentato Il senso di una cosa, un progetto fotografico dedicato all’EUR. Attraverso sedici immagini, la mostra indagava l’architettura e l’identità del quartiere, in dialogo con fotografie di scena dell’Archivio della Cineteca Nazionale.
Mother è una mostra fotografica dedicata alla madri single, lontana da idealizzazioni. Attraverso il ritratto di una madre, operatrice sanitaria, divorziata, con due figli disabili, il progetto racconta forza e fragilità, sacrificio e desiderio di autonomia. Un’indagine visiva sul ruolo materno come spazio complesso, fatto di dolcezza e continua ricerca di sé.
Mozart è una mostra fotografica dedicata a Dražen Petrović, idolo della mia adolescenza. Le immagini, dal tono visionario, evocano la sua presenza attraverso gesti, posture e scenari inattesi, trasformando il ricordo in una composizione visiva. Lontano dai campi da gioco, il progetto si limita a suggerire l’eco di un talento interrotto, lasciando allo spettatore lo spazio dell’interpretazione.
Pelle esplora il corpo come luogo di vulnerabilità e memoria, una superficie su cui l’esperienza lascia segni e trasformazioni.
Il progetto racconta la figura femminile oltre i modelli convenzionali, restituendone complessità, fragilità e autenticità, attraverso uno sguardo critico verso gli stereotipi e i condizionamenti di una cultura ancora segnata da una visione maschilista.
Un unico ritratto attraversa il progetto, trasformandosi attraverso alterazioni e interventi manuali sulla superficie fotografica. L’immagine resiste alla cancellazione, evocando il rapporto tra violenza, memoria e identità. Un’opera dedicata alla popolazione palestinese, in cui interferenze, frammenti e tracce restituiscono il senso di una presenza umana minacciata.